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Superstrada Boffalora - Tangenziale Ovest (Baggio)
un violento sfregio al paesaggio agricolo dell'Ovest Milanese, per raddoppiare il raccordo autostradale di Milano verso un aeroporto di incerti destini
a cura dei Comitati NO Tangenziale: http://www.notangenziale.it
La strada viene così chiamata: Collegamento tra la SS 11 "Padana Superiore" a Magenta (via Novara) e la Tangenziale Ovest di Milano". Il committente è la S.E.A. (società Esercizi Aeroportuali) che fa capo al Comune di Milano, mentre il responsabile del progetto e della costruzione è l'A.N.A.S.
Alla fine del novembre del 2002 è stato reso pubblico, dalla segreteria dell'A.N.A.S., il progetto di questa strada di collegamento. Si scopre così che tale strada non solo attraversa i Comuni di Magenta, Robecco S/N, Cassinetta di Lugagnano, Albairate, Cisliano e Cusago (ad Abbiategrasso arriveranno solo le famigerarte polveri sottili) ma che la strada è di categoria A", ossia AMBITO URBANO A DOPPIA CARREGGIATA PER SENSO DI MARCIA CON SVINCOLI A DUE LIVELLI che in sostanza significa: strada a 4 corsie, due per senso di marcia, senza incroci, ma con viadotti e cavalcavia, svincoli e rampe, a tutti gli effetti UNA AUTOSTRADA. Il 29 marzo 2006 il CIPE ha deliberato parere favorevole al progetto preliminare.
Il 6 agosto 2008 è stata pubblicata la delibera del CIPE, nella quale si approva il progetto preliminare con le prescrizioni e raccomandazioni del Ministero delle Infrastrutture ed è stato definito l’importo limite di spesa consistente in circa 420 milioni di Euro dei quali 281 milioni già pre-finanziati.
Il 17 dicembre.2009 é stato approvato il progetto definitivo da parte dell’ANAS. L’opera rientra tra le previsioni programmatiche di realizzazione delle Infrastrutture strategiche individuate dalla delibera CIPE 121/2001 “Legge Obiettivo” nell’ambito del corridoio plurimodale padano sistemi stradale e autostradali accessibilità a Malpensa.
Il progetto prevede 8 svincoli o viadotti e una ventina di cavalcavia lungo un percorso di circa 20 Km che attraversano zone di incontaminata bellezza naturalistica, con fontanili secolari, ma soprattutto coperta da vincoli ambientali e storici come il Parco del Ticino e il Parco Agricolo Sud di Milano.
Solo guardando attentamente le reali intenzioni dei committenti si capisce come questa strada non è altro che un pezzo del secondo anello della tangenziale di Milano che si unirà con la Pedemontana a nord, e con la arcidiscussa Est-Est.
Nel febbraio 2003 è stato siglato in Regione Lombardia il “Documento di indirizzi" sull'adeguamento viario della zona sud-ovest di Milano. Con il voto contrario dei Comuni di Cassinetta di Lugagnano, Albairate, Cisliano e quello favorevole dei Comuni di Abbiategrasso, Magenta, Robecco S/N, Cusago, Vigevano, Milano, Regione Lombardia, Provincia di Milano e Parco del Ticino, è stato confermato il progetto preliminare del tratto autostradale che riguarda il nostro territorio.
Scandalosa è stata la firma del Parco del Ticino in una zona soggetta a vincoli ambientali con leggi aggiornate al 1999 e soprattutto dopo essere stato riconosciuto come Riserva della Biosfera dall'UNESCO nell'anno 2002 (sito MAB-man and biosphere program).
I soggetti a favore di tale progetto si difendono dicendo che loro hanno firmato per la realizzazione da Magenta ad oltre Abbiategrasso (zona che interessa il Parco del Ticino ed il Parco Sud Milano) di una strada a due corsie, una per senso di marcia, ma con esproprio a quattro sostenendo che nel caso di un eventuale futuro raddoppio valuteranno l'effettiva necessità di tale modifica.
Va detto innanzitutto che l’idea stessa di costruire un’arteria a quattro corsie più banchine, con svincoli multipiano riproposti più volte lungo il tracciato, causa di per sé fortissime interferenze con il sistema paesaggistico ambientale caratterizzato dai grandi sistemi ambientali del Parco della valle del Ticino e del Parco Sud Milano.
Quindi qualsiasi intervento di questa natura dovrebbe innanzitutto essere sottoposto ad una simulazione di schemi alternativi e di dimostrare conti alla mano che l’unica alternativa possibile sia quella proposta.
Procedura che non sembra essere stata seguita nel caso in oggetto. Nelle note relative alle questioni di fattibilità dell’opera non vengono presi in considerazione i carichi di traffico, i gravi danni che l’infrastruttura causerà al sistema paesistico ambientale, il gravissimo impatto sociale, mentre non vengono nemmeno considerate le alternative di impatto minore che pure erano state proposte (studi del Laboratorio di Rosate – Laboratorio sperimentale di ricerca e studio del territorio del Politecnico di Milano).
I carichi di traffico sul nuovo collegamento sono stati stimati utilizzando dati e metodologie fortemente inadeguate quando non improprie. Tali stime non hanno in particolare considerato né la stasi dei flussi diretti su Milano, ormai non solo programmatica ma anche fattuale, né l’effetto delle politiche previste di sviluppo del sistema di trasporto pubblico, in particolare su ferro, né tutti i nuovi interventi viabilistici previsti nell’area e concorrenti con l’opera.
L’analisi dei dati di traffico porta a ritenere che l’opera non riuscirà a risolvere gran parte dei reali problemi di mobilità dell’area, o che lo farà in modo assai poco efficiente. Il progetto appare piuttosto orientato a servire traffici di lunga percorrenza, e da questo derivano sia le scelte del tracciato, sia gli elevatissimi standard geometrici adottati. Ne consegue un forte impatto dell’opera ed una minore capacità di risolvere i problemi locali, che vengono anzi spesso aggravati
Si sottolinea in particolare l’ingiustificata scelta di realizzare anche il tratto tra Magenta ed Albairate con standard autostradali, contrariamente a quanto previsto dalla stessa provincia nel PTCP. Inoltre, anche restando nell’ambito della filosofia progettuale adottata il disegno del tracciato e degli svincoli è in molti punti inaccettabile; si sottolinea al proposito la scelta degli svincoli a “trombetta”, tecnicamente ingiustificati per una strada non a pedaggio (per ora!!) e con esiti estremamente impattanti sul territorio.
Lungo tutto il tracciato da Boffalora a Milano la componente agricola conserva ancora le caratteristiche tipiche del paesaggio rurale e rimane come ultimo presidio a difesa dell'equilibrio ecosistemico del territorio interessato offrendo tra l'altro una varietà di situazioni piuttosto rara, dai terrazzi fluviali del Ticino alla pianura irrigua sino al bosco planiziale di Cusago.
Tutto il tracciato interferisce con diversa rilevanza con un ganglio principale della rete ecologica compreso tra i comuni di Magenta, Robecco, Cassinetta di Lugagnano, Albairate, Cisliano, Gaggiano, Milano, Settimo, Cornaredo, Bareggio, Vittuone, Corbetta, con al centro la riserva naturale del fontanile Nuovo.
Si tratta pertanto di un progetto che causa innanzitutto un consumo ulteriore e inutile di un pregiatissimo suolo a vocazione agricola, che tra l’altro origina interferenze irreversibili in un reticolo di acque superficiali consolidato da secoli di utilizzi di grande utilità sociale ed economica.
Sul piano paesistico, il progetto accosterebbe la strada al canale Naviglio Grande e alle importanti testimonianze architettoniche delle sue rive, a poche centinaia di metri di distanza, va ricordato che il Naviglio Grande è soggetto a tutela ai sensi del D.L.vo 490/99.
La nuova infrastruttura disattende tutti i vincoli storico - ambientali, correndo a circa 200 metri da ville monumentali con giardini storici importanti; alcuni esempi sono la Cascina Bardena, Villa Negri e Villa Visconti a Cassinetta di Lugagnano
Il progetto presentato da ANAS porterebbe ad una radicale, ed irrimediabile trasformazione del territorio dell’Abbiatense e del Magentino.
Ne risulterebbe pertanto drasticamente danneggiata la prevalente e persistente economia agricola, colpita nella vitale, delicata e secolare rete irrigua, frantumata dagli espropri e dagli scorpori dei fondi, nonché esposta a un maggior inquinamento delle proprie superfici produttive in aree tutelate dalla presenza di parchi regionali a vocazione spiccatamente rurale (Parco Agricolo Sud Milano e Parco del Ticino), ove vanno sempre più affermandosi forme di conduzione dei fondi a basso impatto ambientale (agricoltura integrata e biologica) incoraggiate dalle ultime direttive della Comunità Europea ed applicate nello specifico dal piano di sviluppo rurale della Regione Lombardia.
Va altresì ricordato che numerose aziende agrituristiche hanno investito sull’offerta qualitativa di intatti e mantenuti paesaggi rurali, di visite guidate ad indirizzo naturalistico, promuovendo contestualmente la vendita diretta di prodotti tipici, le degustazioni, i ristori e le foresterie a conduzione famigliare, in vista di un potenziamento delle forme di turismo rurale quale specifico contributo a un modello economico di sviluppo ecosostenibile ancora aperto alle prospettive del comparto sud-ovest qualora non lo si voglia asservire allo sregolato modello dell’alto milanese.
E’ di rilevanza sostanziale l’estraneità di un modello di simulazione di impatto acustico che parta da una situazione realistica della fonte di rumore e che utilizzi i parametri minimi (non massimi) che il D.M. 447/95 e la Legge Regionale in materia consentono ai Comuni di utilizzare nel loro piano di azzonamento acustico.
Mancano del tutto anche le simulazioni dell’inquinamento atmosferico in una zona già pesantemente compromessa da altre fonti di inquinamento; basti citare le rotte dell’aeroporto di Malpensa, la raffineria di Trecate, la centrale termoelettrica di Turbigo e lo scambiatore di Boffalora sopra Ticino da aggiungere al normale traffico automobilistico privato. Vorremmo mettere un risalto al proposito lo stretto legame esistente tra inquinamento atmosferico e incremento dei casi di tumore nella popolazione.
I Comitati No Tangenziale sono aggregazioni spontanee di cittadini che si oppongono al progetto ANAS. I Comitati promuovono uno sviluppo sostenibile della viabilità che punti sulla riqualificazione e messa in sicurezza delle strade esistenti e sul rilancio del trasporto pubblico su gomma e su rotaia.
Le attività svolte in questi anni dai comitati No Tangenziale in questi anni:
- 13.000 firme raccolte contro il progetto ANAS
- Creazione di un sito internet dei Comitati (http://www.notangenziale.it) ricco di documenti e costantemente aggiornato
- Creazione e redazione di un dossier No Tangenziale
- Organizzazione di assemblee informative e banchetti sul territorio
- Manifestazioni ad Abbiategrasso e Magenta con la partecipazioni di associazioni ambientaliste e degli agricoltori
- Raccolta di 400 osservazioni di cittadini ed associazioni al progetto preliminare
- Petizione al Parlamento Europeo tuttora “aperta”
- A sostegno del ricorso al T.A.R. presentato dai comuni contrari (Albairate, Cassinetta, Cisliano) i comitati hanno presentato un proprio ricorso aggiunto firmato da 180 cittadini.
- I Comitati si autofinanziano e raccolgono fondi attraverso varie iniziative
- Ogni riunione dei singoli comitati si svolge attraverso modalità pubbliche ed ogni cittadino è libero di parteciparvi ed esprimere le proprie opinioni.