You are hereNotizie NO Tangenziale / Se il terremoto in Abruzzo ferma la strada nel Parco Sud abbiamo perso due volte

Se il terremoto in Abruzzo ferma la strada nel Parco Sud abbiamo perso due volte


By administrator - Posted on 11 April 2009

fonte: http://www.giornalelibero.com di Davide Bortone 

Il Parco Agricolo Sud MilanoCISLIANO - Da qualche giorno, da quando l'Abruzzo è sotto l'assedio del terremoto, avanza nel sudovest milanese un quesito a cui molti (e in maniera trasversale rispetto agli schieramenti politici) sembrano aver già dato una risposta. Sarà il sisma del centro Italia a fermare lo "scempio" della strada per Malpensa, che Anas e Cipe vorrebbero realizzare nel Parco Agricolo Sud Milano? Tanti dicono di sì.



A rischio, qualcuno (come Domenico Finguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano) mette pure l'Expo 2015. Assieme alle immagini inquietanti, terribili, surreali, di un Abruzzo che si è già rimboccato le maniche nonostante la terra non abbia ancora smesso di tremare sotto i piedi, viene avanti con prepotenza quel dubbio, altrettanto catastrofico. Che, se confermato, darebbe la tara al rapporto (ormai evidentemente squilibrato) tra i desideri della gente e la capacità di ascolto della classe politica: serve una sciagura per evitarne un'altra, in Italia? Tradotto: c'è bisogno di una catastrofe come il terremoto per far tornare sui propri passi chi pensa di devastare l'unico, vero polmone verde rimasto attorno a Milano (il Parco Sud, appunto) in "virtù" di una Legge Obiettivo ormai anacronistica (la strada è legata a un aeroporto ormai svuotato della propria importanza strategica)?

Fa venire la pelle d'oca pensare che sia proprio così. La strada, se è vero che non si farà, sarà per via della mancanza dei fondi statali necessari al suo completamento, da destinare altrove (alla ricostruzione dell'Abruzzo). Le lotte (forse a scoppio ritardato) dei sindaci di Cisliano, Cusago, Albairate e Robecco sul Naviglio, e quelle della gente scesa in piazza in tutti questi anni a dire no alla Tangenziale nel Parco? Conteranno ancora meno, se davvero andrà a finire così. E quel che fa più rabbia, allora, è che non potremo neppure urlare alla vittoria.